Lo spirito di Torino tornerà ma oggi c’è una domanda da fare: Walter, che Pd ci lascerai?

Un anno dopo le primarie del quattordici ottobre più che discutere della leadership di Walter Veltroni credo ci siano altri temi che andrebbero sviscerati per capire in che stato si trova il partito di cui facciamo parte. Io credo nella proposta politica che Veltroni ha delineato il giorno in cui lanciò la sua candidatura al Lingotto: la discontinuità con l’esperienza dei partiti fondatori, il profilo riformista, il pragmatismo nella ricerca delle soluzioni.
4 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 21:05 | 10 AGO 20
Immagine di Lo spirito di Torino tornerà ma oggi c’è una domanda da fare: Walter, che Pd ci lascerai?
Un anno dopo le primarie del quattordici ottobre più che discutere della leadership di Walter Veltroni credo ci siano altri temi che andrebbero sviscerati per capire in che stato si trova il partito di cui facciamo parte. Io credo nella proposta politica che Veltroni ha delineato il giorno in cui lanciò la sua candidatura al Lingotto: la discontinuità con l’esperienza dei partiti fondatori, il profilo riformista, il pragmatismo nella ricerca delle soluzioni. Il nostro punto di partenza è quello. Oggi però un giovane che milita nel Partito democratico si pone due domande. La prima. Come sarà il futuro del Partito democratico? Caro Walter, che partito ci lascerai un giorno? Mi spiego. Tutte le leadership sono temporanee, ovviamente, e per chi come me si candida a guidare i giovani del Partito democratico è importante stare attenti a che cosa ci ritroveremo. Mi spiego. Credo sia sufficiente sfogliare le pagine dei quotidiani locali per capire che la situazione di adesso, vista in prospettiva futura, sia preoccupante. Dobbiamo rilanciare la nostra vita democratica, restituendo un ordine al pluralismo politico. Oggi invece rischiamo di pagare il prezzo del clima di confusione che si respira. E la confusione rischia di arenare il nuovo che pure in questo partito c’è e si muove, ma che molto spesso è fragile e sovraesposto. La seconda domanda. Vogliamo vincere? Bene, allora tiriamo fuori le unghie senza aprire un contenzioso morale con gli italiani che non ci hanno votato. L’antipolitica di Antonio Di Pietro è a mio avviso speculare a quella di Silvio Berlusconi, solo che in questo caso è addirittura perdente.
Un’idea dopo il 25 ottobre
Andiamoci a riprendere il consenso degli italiani, rimettiamoci in sintonia con il loro sentire comune, senza inseguire la stampa ed i miti dell’opinione pubblica. Nel Partito democratico, e più, molto di più, sui giornali, si fa un gran parlare della successione a questa leadership. Non so quando questo tema diventerà un tema di discussione vero. Oggi non lo è e vorrei che a porre questo tema, quando sarà, non fossero i contraenti del patto che oggi dà vita al “caminetto”, ma una generazione nuova, integralmente democratica.
Dobbiamo riempire di senso la manifestazione del venticinque ottobre, che rappresenta un’occasione per incontrare di nuovo il popolo delle primarie e riprendere il filo dell’opposizione al governo e della costituzione del partito. Per quanto riguarda l’organizzazione giovanile, è una tappa fondamentale per il rilancio dell’azione politica del Partito democratico. La nascita di organismi dirigenti eletti direttamente da tutti i giovani di questo paese (sulla quale nessuno deve interferire, perché i giovani di un partito o sono autonomi o non hanno senso di esistere) rappresenta un’occasione unica per provare a dare voce e spazio in politica alla nostra generazione. Mi piacerebbe lanciare una piccola proposta. Vogliamo continuare a parlare di nuova stagione? Benissimo, ma è una cattiva idea prevedere dal prossimo anno in poi di nominare accanto all’attuale vice del partito un altro segretario scelto tra i giovani del Pd? Infine, ci tengo a dirlo prima che qualcuno me lo chieda in futuro: io, Fausto Raciti, non mi considero un dirigente di partito al servizio di una o più correnti, io mi considero un militante del partito democratico pronto a dare il suo contributo alla nascita di un’organizzazione giovanile d’attacco. Dove essere protagonisti e non coreografia.
di Fausto Raciti
candidato alla segreteria nazionale dei giovani del Pd (testo raccolto dalla redazione)